Paperino Surfista

lunedì 9 dicembre 2013

Il Re di Poggioreale - The King of Poggioreale, teca rammemorante - recollection display case

IL RE DI POGGIOREALE
THE KING OF POGGIOREALE
teca rammemorante
recollection display case




Giuseppe Navarra riportò a Napoli il Tesoro di San Gennaro e da allora fu soprannominato "Il Re di Poggioreale". I  gioielli del Tesoro di San Gennaro sono valutati più di quelli della Corona d'Inghilterra e quelli dello Zar di Russia. Le prime testimonianze della liquefazione del sangue risalgono al XIV° secolo.
Persino Napoleone, infatti, incline al saccheggio di opere d’arte, non osò profanare il Tesoro di San Gennaro, anzi, suggerì, nel 1808, al laicissimo cognato Gioacchino Murat, allora Re di Napoli, di donare al Santo un ostensorio, ancora oggi tra i più finemente decorati di tutta la collezione. Anche il Vaticano aveva, per alcuni anni, temporeggiato la restituzione del Tesoro quando, a causa della seconda guerra mondiale, era stato trasferito a Roma. Memorabile resta l’impresa del devotissimo boss Giuseppe Navarra, detto “ ’O Re di Poggioreale”, che, dopo il conflitto, nel 1947, corse i rischi del trasferimento del preziosissimo carico da Roma a Napoli. Alla fine del secondo conflitto mondiale nessuno osava accollarsi l'onore di trasportare un tesoro così prezioso per strade dissestate e infestate dai malviventi. Polizia e carabinieri non avevano uomini a sufficienza e le autorità civili ed ecclesiastiche non sapevano a chi rivolgersi. Si offrì allora volontario per l'operazione il signor Michele Navarra, detto Giuseppe, 49 anni ed ex palombaro. Egli partì per Roma a recuperare il tesoro con una strana compagnia dell'anello: il novantenne Principe Stefano Colonna di Paliano. Con una lettera autografa ritirarono in Vaticano il tesoro ed iniziarono un avventuroso viaggio di ritorno. Quando riconsegnarono il Tesoro alla città, il cardinale Alessi Ascalesi gli offrì una ricompensa e Navarra rifiutò il denaro chiedendogli solo di poter baciare il sacro anello e  di devolvere ai poveri della città il denaro che gli era stato offerto come ricompensa. Questo gesto contribuì ad accrescere la sua fama: era in realtà un personaggio equivoco che si era arricchito con traffici poco chiari prima a Marsiglia poi a Napoli.
(da www.simmenapulepaisa.com )


Giuseppe Navarra "Il Re di Poggioreale"

Giuseppe Navarra took the Treasure of San Gennaro back to Naples, and from then on he was nicknamed "The king of Poggioreale". The jewels of the Treasure of San Gennaro are valued more than those of the Crown of England and those of the Csar of Russia. The first evidence of the liquefaction of the saint's blood goes back to the 14th century: a miracle that occurs every year for the believers in Naples. San Gennaro is so important for the people of Naples that even Napoleon, prone to embezzle works of art, did not dare to profane the Treasure: in fact he suggested in 1808 to his in-law Gioacchino Murat, king of Naples, absolutely secular, to offer  the saint a holy monstrance, still among the most highly decorated of the whole collection. During the Second World War, the Treasure had to be transferred to Rome for some years and even the Vatican stalled for some years its return to Naples. Memorable remains the endavour  by Giuseppe Navarra, most devoted boss, called "The King of Poggioreale" (the area of Naples where he came from) who, after the war in 1947, ran the risk of transferring the precious cargo from Rome to Naples. At the end of the Second World War no one dared to take the honor of carrying a valuable treasure through devasteted roads infested by criminals. The police didn't have enough men and the civil and ecclesiastical authorities did not know where to turn. Then he volunteerd for the operation. Mister Michele Navarra, aka Giuseppe, 49 years old, former driver, left Naples towards Rome with a strange Fellowship of the Ring: the nonagerian Prince Stefano Colonna Paliano. With an autographed letter to the Vatican, he withdrew the Treasure and then began an adventurous trip back home. When the Treasure was finally handed back to the town, Cardinal Alessi Ascalesi offered him a reward, but Navarra refused the money, asking him only the privilege to kiss the sacred ring and asked his reward to be converted into a donation to the poors of the city. This fact helped to increase his fame: actually he was a shady character, who had become rich with shady trades, first in Marseille then in Naples.
(from www.simmenapulepaisa.com )



Questa teca è ispirata a Napoli, prendendo spunto da un episodio storico che ne esprime lo spirito ma che non può spiegare questa città così distante dalla mia.
This display case is inspired by Naples, taking the cue from an historical event that expresses its spirit but then is not suffcient to explain this town, so far from my own.

Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York.
I love Naples because it reminds me of New York, especially for the many transvestites and garbage on the streets. As New York, it is a city falling apart and, in spite of this, people are as happy as the ones in New York.
Andy Warhol





A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo. Ieri pensavo: “O eri folle prima, o lo sei adesso”.
In Naples everyone lives in an intoxicated self-forgetfulness. The same happens to me, here. I can hardly recognise myself and it seems to me  I am another man. Yesterday I thought: "Either you were crazy before or you are crazy by now".
Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, 1817



Courtesy of Michele Forneris, aunt Irma.

Collage e assemblage, oggettini in plastica, ramo di spine, in cornice di legno cm. 12x37x10, 2013
Collage and assemblage, little plastic objects, in wooden frame 12x37x10 cm., 2013

Tu vivi nel mondo di San Tommaso - You live in Saint Thomas' world,non teca rammemorante - recollection no display case

TU VIVI NEL MONDO DI SAN TOMMASO
YOU LIVE IN SAINT THOMAS'WORLD
non-teca rammemorante
recollection no-display case




(English below)


He's a real Nowhere Man, sitting in his Nowhere land, making all his Nowhere plans for nobody..."


"Nowhere man" è una canzone dei Beatles apparsa nell'album "Rubber Soul" del 1965; fu introdotta anche nel film "Yellow Submarine" quando il gruppo musicale incontra il personaggio di Jeremy Hillary Boop in Nowhere Land. L'uomo che non c'è da nessuna parte ricorda molto lo scemo sulla collina: elucubra piani per nessuno, non ha nè opinioni nè un punto di vista, ma è ciò che lo rende libero. E' ciò che lo separa da tutti ed al contempo lo rende uguale agli altri. Può darsi che Nowhere Man sia l'uomo prima del peccato originale? John Lennon disse che scrisse la canzone pensando a se stesso. Fu scritta dopo essersi scervellato per cinque ore, mentre cercava di comporre un'altra canzone per l'album "Rubber Soul". Lennon disse alla rivista Playboy : " Passai cinque ore quel mattino cercando di scrivere una canzone che non avesse nessun significato e fosse decente. Alla fine lasciai perdere e mi stesi un pò. Fu allora che arrivò "Nowhere man", sia la musica che il testo, tutto appena mi stesi."
"Nowhere man" is one of the Beatles' songs that appeared in the album "Rubber Soul" in 1965. The song appears in the film Yellow Submarine, where the Beatles sing it about the character Jeremy Hillary Boop after meeting him in the "nowhere land". The Nowhere Man is a lot like the Fool On The Hill. He is making all of these plans for no one, has no opinion or point of view, but that is what makes him free. It is what isolates him from everyone, and at the same time, makes him like everyone else.  Could it be that the nowhere man is Man before the original sin?
Lennon claimed that he wrote the song about himself. He wrote it after racking his brain in desperation for five hours, trying to come up with another song for Rubber Soul. Lennon told Playboy magazine:
"I'd spent five hours that morning trying to write a song that was meaningful and good, and I finally gave up and lay down. Then 'Nowhere Man' came, words and music, the whole damn thing as I lay down".


Peter Pan e l' Isola che non c'è - Peter Pan in Neverland



Peter Pan, personaggio creato da James Matthew Barrie nel 1904: non ha l'Ombra e vive sull'Isola che non c'è. Peter rifiuta la sua proiezione, le sue responsabilità, si sente libero, attraverso la sua immaginazione: coltiva eternamente il fanciullo che è in sè. La parabola di Peter Pan si tradurrà nel libro "Il tamburo di latta" (1959) di Gunter Grass: il protagonista, Oskar Matzerah, decide all'età di tre anni di non crescere più. Peter Pan è una delle chiavi di lettura di questa non-teca: osserva divertito e spensierato tutto dall'alto sulla sua Isola che non c'è sospesa nel nulla, incombente sopra l'effige di Carmelo Bene.
Peter Pan is a character created by Scottish novelist and playwright James Matthew Barrie in 1904. A mischievous boy who can fly and who never ages, Peter Pan spends his never-ending childhood having adventures on the small island of Neverland as the leader of his gang. Peter rejects his Shadow, his projection, his responsibilities; he feels free and through his imagination eternally nurtures his childhood. Peter Pan's metaphor will turn into Gunter Grass' "Tin drum" (1959): the main character, Oskar Matzerah, at the age of three decides he won't grow anymore. Peter Pan is one of the keys to the interpretation of this no-dislay case; he observes everything from on high, on his Neverland suspended into thin air, amused and carefree.




In questa teca  risiede un messaggio di negazione della realtà in favore di una realtà utopica, della fantasia, dell'immaginazione. E' una riflessione su cosa affermiamo che ci sia, su come lo definiamo. Potremmo dire che non esiste la Terra, che non esiste l'essere umano: come li definiamo, come li dimostriamo? Qual'è il fondamento logico dell'esistenza, come si può dimostrare che l'Essere c'è? Sostanzialmente manca ancora la verifica di un'ipotesi. Quasi tutta la nostra logica è il tentativo di formulare un'ipotesi sulla realtà, se un fenomeno è così come lo si descrive. Ad ora la tecnica è ciò che ci permette di avvalorare un'ipotesi, la tecnica asservita ai nostri scopi: costruire una casa, avere più cibo, modificare il corpo umano,...Nella "Critica della Ragion Pura" Kant afferma che il noumeno non si vede: noi della realtà osserviamo il fenomeno attraverso i sensi ed attraverso il pensiero. Cos'è la realtà non lo possiamo sapere. Ad esempio, i colori: noi esseri umani li vediamo così come li vediamo, ma non sappiamo se esistono o come li percepiscono i gatti, le mosche, i rettili. Il colore ha colore? Abbiamo un senso, la vista, un suo organo, gli occhi: ma potremmo anche avere un altro tipo di organo percettivo che ci porterebbe altre sensazioni. I nostri sensori sono gli occhi, le orecchie, la lingua, il naso, il tatto: ma i nostri sensori sono diversi da quelli delle altre specie e/o potremmo averne altri. L'essere umano può percepire la realtà solo in relazione ai suoi peculiari organi di senso.
Il pensiero è un sistema di comprensione della realtà basato su ipotesi: la realtà non ha nessun fondamento logico, ci sono solo ipotesi sulla realtà. Noi viviamo in un mondo puramente ipotetico: abbiamo oggetti che funzionano sulle nostre teorie e l'unica conferma che abbiamo è l'efficacia.
In this display case lies a message of the negotiation of reality in favour of a utopian one, of fantasy, of imagination. It's a reflection on what we claim to be, on how we define ourselves. We could claim there is no earth, no human beings, as we are used to define them and how we represent them. What is the ratio of existence, how can we prove that the Being is there? Basically, there is still no verification of what is just an hypotesis. Almost all of our logic is the attempt to formulate an hypotesis about reality, if a phenomenon is as we describe it. Now the technique is what allows us to validate an hypotesis; the technique subservient to our purposes: build a house, have more food, change the human body...In the "Critique of pure reason", Kant argues that you can't see the noumenon: we can only see the phenomenon of what we call reality through the senses and through the thought. What is the Reality we can not know. Take the colors, for instance: by assumption we define them and give them a name, but we can't be sure that they exist; we cannot know if animals perceive them, how they perceive them, if we know all the colors of reality, and so on...We have only five senses and through them we have a perception, and this perception is what we call reality. If we had others organs of perception our idea of reality would change, like if we had the sensors of other species, like the reptiles or the fish. Human beings can perceive reality only in relation to our peculiar sense organs. 
The thought is a system of understanding based on the assumption of what we call reality. We live in a hypotetical world: we have objects that work by our theories and the only confirmation we have is their effectiveness.


Un paradosso è un'affermazione, proposizione, tesi, opinione che, per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all’opinione comune o alla verosimiglianza e riesce perciò sorprendente o incredibile o bizzarra. 
A paradox is an assertion, a statement, a thesis, an opinion that, by its own content or by the way it is expressed, seems to be opposite to the common belief or to the verisemilitude, hence turning out to be amazing, or unbelievable, or odd.

assemblage, gesso, fermacarte in plastica, coniglietto in ceramica, Peter Pan Bullyland® n. 735615, fiori in stoffa, placchetta in metallo, in cornice di legno cm. , 2013
assemblage, chalk, plastic paper holder, pottery little rabbit, Peter Pan by Bullyland® n°. 735615, fabric flowers, metal plate, in wooden box cm., 2013

martedì 29 ottobre 2013

Bambini che giocano sulle rive dell'Infinito - Children Playing on the Banks of the Infinite, teca rammemorante - recollection display case

BAMBINI CHE GIOCANO SULLE RIVE DELL'INFINITO
CHILDREN PLAYING ON THE BANKS OF THE INFINITE
teca rammemorante
recollection display case


( English below)
Il titolo di quest'opera è tratto da un'intervista che l'artista italiano Claudio Parmiggiani rilasciò nel febbraio 2002 a Sylvain Amic: "Conosciamo il tempo meno di ogni altra cosa...siamo come bambini che giocano sulle rive dell'infinito." . Lo sfondo stesso della teca è l'immagine di un allestimento che l'artista realizzò nel 2008 al Collège des Bernardins a Parigi. Nelle opere di Parmiggiani vi è una mutazione poetica degli oggetti dal simbolismo violento: violento nel senso di capace di suscitare forti impressioni, di elargire associazioni in silenzio. Nel suo lavoro amo la valenza archetipa rivisitata dei suoi temi, che egli architettonicamente compone in modo ordinato. Il mio lavoro si può definire come un folk surrealism, un surrealismo popolare, essendo legato a quel principio di automatismo psichico menzionato da André Breton: pratico un’arte figurativa e non astratta, tramite un dialogo serrato tra gli oggetti, tra accostamenti inconsueti e deformazioni irreali.
L’approccio al surrealismo è stato diverso da artista ad artista, per le ovvie ragioni delle diversità personali di chi lo ha interpretato. Ma, in sostanza,  la tecnica surrealista si suddivide in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsueti e quella delle deformazioni irreali.
Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst, pittore e scultore surrealista. Egli, partendo da una frase del poeta Comte de Lautréamont: «bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio», spiegava che tale bellezza proveniva dall’«accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse».
Lavoro accostando oggetti e spazi tra loro apparentemente estranei per ricavarne una nuova semantica.
Questo procedimento ha come fine lo spostamento del senso: la dislocazione degli oggetti, che abitualmente siamo abituati a vedere in base al senso comune, in visioni che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine della realtà.

The title of this work is taken from an interview that the Italian artist Claudio Parmeggiani granted in February 2002 to Sylvain Amic: "We know time less than anything else...we are like children playing on the banks of the infinite". The background of the display case is the image of an installation that the artist created in 2008 at the Collége des Bernardins in Paris. In the works by Parmiggiani there is a poetic mutation of the objects having a violent symbolism: violent in the sense that it is capable of arousing strong feelings, of bestowing associations in silence. In his installations I appreciate the archetypal significance revisited with his themes, which he composes architecturally in a tidy way. My work can be defined as a folk surrealism because it is related to the principle of psychic automatism mentioned by Andrè Breton: practical and not abstract figurative art, through a close dialogue between objects, including unusual combinations and  unreal distorsions. 
The approach to Surrealism was different from artist to artist for the obvious reason of the personal dissimilarities of those who interpreted it. But, in its essence, the technique of Surrealism can be split into in two main categories: that of unusual combinations and that of unreal deformations.
Max Ernst, a Surrealist painter and sculptor, thus explained unusual combinations, starting from a sentence by the poet Comte de Lautréamont: "beautiful as the unexpected encounter of a sewing machine and an umbrella on an operating table."; he stated that such beauty came from  "The coupling of two seemingly irreconcilable reality on a plan that is not apparently convenient for them."
I work combining objects and spaces seemingly unrelated to obtain  new semantics.
This procedure serves the purpose of  shifting the meaning: the displacement of the objects, that we are used to perceive on the basis of common sense, into visions that convey the idea of in a different order of reality.



In questo inconsueto ovile ci sono delle pecorelle. Si tratta del primo omaggio che voglio fare ad un quadro di Pelizza da Volpedo (1868-1907) "Lo specchio della vita" (GAM, Torino) il cui sottotitolo è. " e ciò che l'una fa, e le altre fanno". Questa frase è tratta dal Purgatorio di Dante Alighieri, canto III, versi 79-84:
"Come le pecorelle escon dal chiuso
a una, a due, a tre, e l'altre stanno timidette
atterrando l'occhio e 'l muso;
e ciò che fa la prima, e l'altre fanno,
addossandosi a lei, s'ella si arresta,
semplici e quiete, e lo 'mperchè non sanno"

Inside this unusual fold there are some sheep. It is the first homage to the painting by Pelizza da Volpedo (1868-1907) "The mirror of life" (GAM-Modern Art Gallery, Turin) , whose subtitle is: " and what one does, the others do". This sentence is taken from Dante's "Divine Comedy", in the Purgatory, canto III, verses79-84:

"As sheep come issuing forth from out the fold
By ones and twos and threes, and the others stand
Timidly, holding down their eyes and nostrils,
 And what the foremost does the others do,
Huddling themselves against her, if she stop,
Simple and quiet and the wherefore know not"

http://www.pellizza.it/Specchio%20della%20vita.jpg
Pelizza da Volpedo "Lo specchio della vita", 1898

Assemblage, plastica, verde Busch® 7359, Preiser® Sensenmann 29004, pecorelle di plastica, chiodo, in cornice di legno cm. 17x17x7, 2013
Assemblage, plastic, Busch® flowers "flocken" 7359, Preiser® Grim reaper 29004, plastic little sheep, spike, in wooden frame 17x17x7 cm., 2013