Paperino Surfista

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domenica 17 giugno 2012

Curieuse exhibition d'hommes , teca rammemorante - recollection display case

CURIEUSE EXHIBITION D'HOMMES


teca rammemorante
recollection display case

Il collage è costruito sulla base di una foto che scattai a Ferrara nell'ottobre del 2003. E' la statua dedicata al frate ferrarese Girolamo Savonarola ( 1452 - 1498), inaugurata nel 1875, che rappresenta il frate sulla catasta di legna che originerà il rogo dal quale verrà arso. L'esecuzione di  Savonarola, avvenuta a Firenze il 23 maggio del 1498, è descritta nel libro "Savonarola o la rivoluzione di Dio" di Ivan Cloulas, 1998. Se qualcuno ha voglia di leggersela la troverà al fondo di questo post.
Il frate fu scomunicato, processato per eresia, torturato, arso sul rogo: il termine savonarola divenne un aggettivo di connotazione dispregiativa o ironica che sta ad indicare una persona che si scaglia con veemenza contro il degrado morale.


"In tempi corrotti e servili
dei vizi e dei tiranni
flagellatore"
Quindi , una persona che si scaglia con veemenza contro il degrado morale. Questa è la base del college. Le altre immagini sono folle di uomini o singole persone che si trovano ad essere vittime o carnefici di questo degrado.



In primo piano è inginocchiato un manichino che rappresenta un Draag, un alieno del pianeta Ygam, che tiene in mano un Om domestico. Il riferimento è al film d'animazione "Il pianeta selvaggio", 1973, di Renè Laloux ( nel film "The cell" sono mostrate diverse immagini di questo film ). Le immagini del film sono realizzate a partire dai disegni di Roland Topor ( 1938 - 1997 ), illustratore francese, uno dei miei preferiti.

 Per la descrizione del film  rimando ai siti:



















Su questo pianeta gli esseri umani sono considerati come animali domestici e donati ai bambini degli alieni per giocarci: un pianeta dove vivono déi dell'Olimpo che usano gli uomini come figurine di un plastico, come animaletti nelle loro mani, padroni assoluti di vita e morte su questi esserini. 
A questo punto il nostro Draag, il nostro dio che gioca con noi, masse di omuncoli in formicai immensi, esibizioni d'uomini viziosi castigati da un savonarola davanti a cui sfila in processione la statua di un Dio/Gesù in nome del quale il frate fu arso al rogo, reca in mano uno dei suoi animaletti domestici. Ma nella mano reca un Om particolare...




David Bowie "Ashes to ashes", 1980

Do you remember a guy that's been
In such an early song
I've heard a rumour from Ground Control
Oh no, don't say it's true
They got a message from the Action Man
"I'm happy, hope you're happy too
I've loved all I've needed to love
Sordid details following"
The shrieking of nothing is killing
Just pictures of Jap girls in synthesis and I
Ain't got no money and I ain't got no hair
But I'm hoping to kick but the planet it's glowing
CHORUS
  Ashes to ashes, funk to funky
  We know Major Tom's a junkie
  Strung out in heaven's high
[ From: http://www.elyrics.net/read/d/david-bowie-lyrics/ashes-to-ashes-lyrics.html ]
  Hitting an all-time low
Time and again I tell myself
I'll stay clean tonight
But the little green wheels are following me
Oh no, not again
I'm stuck with a valuable friend
"I'm happy, hope you're happy too"
One flash of light but no smoking pistol
I never done good things
I never done bad things
I never did anything out of the blue, woh-o-oh
Want an axe to break the ice
Wanna come down right now
CHORUS
REPEAT
  My mother said to get things done
  You'd better not mess with Major Tom




Ti ricordi quel ragazzo di cui si cantava 
In una canzone vecchissima? 
Ho sentito una voce di corridoio 
Proveniente dalla Torre di Controllo 
Oh no, non dirmi che è vera 

Hanno ricevuto un messaggio 
Dal Protagonista in questione 
"Sono felice, spero che anche voi lo siate 
Ho amato tutti quelli 
Che avevo bisogno di amare 
Seguono sordidi dettagli" 

L'urlo del nulla sta uccidendo 
Solo foto di ragazze giapponesi 
In sintesi e io 
Non ho soldi e non ho capelli 
Ma spero di farcela, ma il pianeta sta ardendo 

Cenere alla cenere, funk al funky 
Sappiamo che il sindaco Tom è un tossico 
Confinato nell'alto dei cieli 
Raggiunge una depressione senza fine 

Spesso mi sono detto 
Devo rimanere pulito stanotte 
Ma le piccole assuefazioni mi inseguono 
Oh no, non un'altra volta 
Non riesco a liberarmi di un amico prezioso 
"Sono felice, spero che anche voi lo siate" 
Un lampo di luce 
Ma nessuna pistola fumante 

Non ho mai fatto cose buone 
Non ho mai fatto cose cattive 
Non ho mai fatto niente di punto in bianco 
Voglio un'ascia per rompere il ghiaccio 
Voglio tornare immediatamente giù 

Cenere alla cenere, funk al funky 
Sappiamo che il sindaco Tom è un tossico 
Confinato nell'alto dei cieli 
Raggiunge una depressione senza fine 

Mia madre mi diceva 
Di portare a termine le cose 
"Farai meglio a non perder tempo 
Con il sindaco Tom!" 

Grazie a Ernaldo Data, per avermi fatto conoscere il film di René Laloux.
Thanks to Ernaldo Data, who showed me the movie by René Laloux.

Courtesy of: Michele Forneris, Fabrizio Alloero.

collage e assemblage, foto originale dell'artista, manichino in plastica arancione, miniatura Preiser® "Zirkusdirektor,Clowns" 20254,  "Cristaux de nuit" N'omades Authentic®, in cornice Ikea® cm. 25x25x3, 2012
collage and assemblage, artist's original picture, orange plastic dummy, Preiser® miniatures "Cirucs director, Clowns" 20254, "Cristaux de nuit" N'omades Authentic®, in Ikea® frame 25x25x3 cm., 2012








L'esecuzione di Girolamo Savonarola
da: Savonarola di Ivan Cloulas,
Il mattino del 23 maggio i tre frati, di nuovo insieme, assistono alla messa. Savonarola, dopo aver chiesto di poter tenere l'ostia nelle mani, la prende e recita una preghiera, supremo commento della sua dottrina: «Signore, io so che tu sei... quella Trinità perfetta, indivisibile e inseparabile distinta in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Io so che tu sei quel Verbo eterno, che discendesti dal cielo in terra nel ventre di Maria vergine, salisti sul legno della croce a spargere il tuo prezioso sangue per noi miseri peccatori. Io ti prego, Signore mio, io ti prego, salute mia, io ti prego, consolatore mio, che tanto prezioso sangue per me non sia sparso invano, ma sia in remissione di tutti i miei peccati, dei quali ti chiedo perdono ...come pure di ogni offesa o danno recato a questa città, e di ogni mio errore che non conoscessi».
Comunicatosi, porge l'ostia ai due fratelli. Subito dopo li avvisano che è ora di raggiungere la piazza.
Dopo aver benedetto un'ultima volta i due compagni inginocchiati ai suoi piedi, Girolamo scende con loro la scala del Palazzo. Sono accostati da due frati del loro Ordine: sono dei conventuali di Santa Maria Novel­la, inviati dal generale. Uno di loro è fra Tommaso Sardi. Hanno l'incari­co di spogliare i condannati dell'abito domenicano e di lasciarli andare al patibolo con la sola camicia di lana, detta tonicello, a piedi nudi e con le mani legate. «Da' qua questo scapolare», dicono villanamente a Savona­rola. I loro modi bruschi straziano le sue membra, già sofferenti per la tortura, e gli strappano un grido di dolore. Acconsentono tuttavia alla sua preghiera di poter tenere per un momento l'abito nelle braccia. Lo si sen­te pregare: «O abito santo, quanto t'ho desiderato! Dio mi ti dette e finora t'ho conservato immacolato; e ora io non ti lascerei, ma tu mi sei tolto!». 
Firenze, Museo di San Marco - Esecuzione di Savonarola in Piazza Della Signoria a Firenze -  opera attribuita a Francesco Rosselli
Firenze, Museo di San Marco - Esecuzione di Savonarola in Piazza Della Signoria a Firenze -
opera attribuita a Francesco Rosselli
II primo ad apparire sulla piazza nera di popolo è Savonarola. È accolto da un grido: «Ecco il frate!». Poi sulla folla cala un silenzio im­pressionante. I tre morituri scoprono la scena della loro esecuzione. Un palco di legno, una sorta di ponte, che si alza da terra a un'altezza poco superiore alla statura di un uomo, parte dalla ringhiera del Palazzo della Signoria per raggiungere, a un quarto della lunghezza della piazza, un rogo di rami secchi e di legna accatastata, su cui è stato innalzato un alto palo, al quale, poco sotto la cima, è stato inchiodato trasversalmente un altro legno, che lo rende simile a una croce.
«Li vogliono crocifiggere», aveva mormorato il popolo venuto ad assistere ai preparativi. Gli addetti ai lavori avevano perciò accorciato in fretta i bracci della croce «acciò che non fosse simile a quella di Cristo». Ma per quanto tagliassero e mozzassero, il patibolo manteneva l'aspetto di una croce. Vi erano stati legati tre capestri e tre catene di ferro desti­nate, queste ultime, a sostenere i corpi degli impiccati nel momento in cui sarebbero stati avvolti dalle fiamme.
Accanto ai Signori siedono i commissari apostolici e, alla loro destra, il tribunale degli Otto. A sinistra, cioè verso la porta del Palazzo, siede il vescovo di Vaison, designato da un breve del papa Alessandro VI, mani­festamente redatto prima della partenza di Romolino, ad degradandos fratres morituros. Il vescovo è fra Benedetto Paganotti, dell'Ordine dei predicatori, già frate di San Marco e ammiratore di Savonarola. Mentre svolge il suo compito è talmente turbato che dice: «Io ti separo dalla Chiesa militante e dalla trionfante». Girolamo lo riprende pacatamente, con la sua solita voce tranquilla: «Solo dalla militante; l'altro non sta a te». E il buon vescovo rimedia docile all'errore, celando il suo profondo smarrimento.
Proseguendo la loro via crucis, i tre frati giungono davanti ai commis­sari apostolici. Romolino legge ai condannati la sentenza, aggiungendo queste parole: «Alla Santità del nostro Signore [il papa] piace liberarvi dalle pene del Purgatorio, dandovi la plenaria indulgenza dei vostri pec­cati, restituendovi alla pristina innocenza. L'accettate voi?». E i tre frati "eretici e scismatici" chinano devotamente il capo in segno di assenso. Poi sfilano davanti agli Otto, che rappresentano il braccio secolare, per ascoltare la sentenza, pronunciata in nome della Signoria, che li condan­na, «dopo avere esaminato e valutato i nefandissimi crimini dei detti fra­ti», a essere «tutti e ciascuno impiccati e inoltre bruciati, onde 1' anime loro siano separate dal corpo».
Solo il lungo palco sopraelevato separa ormai i martiri dal patibolo. I tre lo percorrono, tremanti nel loro tonicello bianco, ciascuno affiancato dalle due nere figure del monaco e del penitente. Nascosti sotto il palco, alcuni teppisti hanno conficcato dei chiodi nelle fessure tra le assi per ferire i piedi nudi dei frati, che tuttavia avanzano tranquilli tra scherni e oltraggi.
Quando un cittadino compassionevole gli si avvicina per rivolgergli qualche parola di consolazione, il priore gli risponde in tono pacato che nell'ora suprema solo Dio può consolare i mortali. Quando poi un pre­te, un certo Nerotto, osa domandargli con quale disposizione d'animo sopporta il martirio, gli replica con semplicità, osservando che il Signo­re ha tanto sofferto per lui. Da parte sua, fra Domenico, estraneo al tumulto, sembra recarsi a una festa anziché al patibolo. La sua esalta­zione è tale che vorrebbe intonare ad alta voce il Te Deum. Vi rinuncia su invito del penitente che lo assiste, ma dice però al suo accompagna­tore: «Aiutatemi almeno sotto voce», ed entrambi recitano insieme l'intero inno. Poi aggiunge: «Rammentatevi bene che le profezie di fra Girolamo si debbono avverare tutte e che noi siamo morti innocenti».
Fra Sílvestro è il primo a salire la scala del patibolo. Con la corda intorno al collo, al momento della spinta fatale grida: In manus tuas, Domine, commendo animam meam. Dopo aver legato il suo cadavere con la catena di ferro, il boia si sposta dall'altro lato della croce per sotto­porre allo stesso supplizio fra Domenico. II frate sale svelto sul patibolo, il volto estatico, raggiante di gioia e di speranza, come se andasse dritto in Paradiso.
Tocca poi a Savonarola prendere il posto rimasto vuoto tra i due com­pagni. Chiede al suo confessore di pregare per lui e, recitando i1 Credo, sale la scala. Giunto al sommo della croce non può evitare di volgere lo sguardo alla folla che attende avida la sua morte.
Sono le dieci antimeridiane del 23 maggio 1498, vigilia dell'Ascen­sione. Non molto tempo prima, nella stessa occasione, la folla si assiepa­va in Santa Maria del Fiore per ascoltare estasiata ogni sua parola. Ora, dando sfogo al suo odio, la plebaglia reclama la sua parte. Ai piedi del patibolo, gli assistenti attendono impazienti il segnale per lanciare le tor­ce sul rogo.
Mentre Girolamo porge la testa al boia, una voce grida: «Savonarola, ora è tempo di fare miracoli!». Queste parole ricordano ai Piagnoni, nascosti tra la folla, il cinico invito rivolto a Gesù nell'ora della morte: Descende de cruce! Ma il boia gli ha già dato la spinta fatale. Poi, per compiacere agli spettatori, accenna qualche grottesco passo di danza intorno al corpo agonizzante, un gesto beffardo che sarà redarguito dalla Signoria. Con le sue mosse scomposte si fa sfuggire di mano la catena di ferro che intendeva passare rapidamente intorno al corpo di Girolamo perché, ancora in vita, sentisse il tormento del fuoco. Quando la racco­glie è tardi, Savonarola è già morto. Appena il boia è sceso dal patibolo, il fuoco avvampa, prima del segnale convenuto: ad appiccarlo è stato un uomo, appostato nel luogo del supplizio da parecchie ore, ansioso, così grida, di poter finalmente bruciare chi voleva bruciarlo.
Allora si alza un vento impetuoso che allontana le fiamme dai tre cadaveri. Dalla folla si leva un immenso clamore: «Miracolo! Miraco­lo! ». Ma il vento si calma e le fiamme avvolgono i tre religiosi. Consu­mate le corde che gli legavano le braccia, si vedono le mani di Savonaro­la agitarsi sotto l'azione del fuoco. Il braccio destro si solleva, come se il frate, tra le fiamme, benedicesse i1 popolo che lo brucia.

venerdì 1 aprile 2011

Nessuno lo fa meglio- Nobody does it better, teca rammemorante - recollection display case

NESSUNO LO FA MEGLIO

NOBODY DOES IT BETTER
teca rammemorante
recollection display case


La violenta carica espressionista di Bacon serve per sottolineare la violenza con cui il catechismo forgia le menti. Già Velàsquez rese un ritratto oscuro, sorgente dal conformismo del colore, di Innocenzo X: innocente di cosa in quei tempi oscuri come gli odierni? Bacon lo liquefà nell'oscurità nel momento in cui viene ghermito dalle fiamme dell'inferno, richiamando la forma del quarto di bue di Rembrandt. Il tulle è la grata attraverso cui, nel confessionale, rendiamo conto delle nostre colpe: chi c'è dietro la grata? La cosa più importante è la scimmietta che "non parla". Tacere, censurare, nascondere, occultare, recensire, omettere: ma intanto quegli insegnamenti si sono cristallizzato nell'anima, costituiscono il fondamento della mia morale.

Francis Bacon "Studio di ritratto di Innocenzo X" 1953
Diego Rodriguez de Silvay Velàsquez, "Ritratto di Innocenzo X", 1650
Francis Bacon's violent expressive charge is used to underline the violence with whom the catechism moulds minds. Velàsquez already gave to us an obscure portrait, coming out from the conformity of the colour, of Innocenzo X, the Pope: innocent of what, nowadays as in that ancient obscure times? Bacon liquefies him in the darkness, at themoment in which he's seized by the flames of Hell, recalling Rembrandt's beef. The tulle cloth is the grid by which, in the confessional, we declare our sins: who stares behind the grid? The most important symbol is the little monkey that "does not speak". To keep silent about, to censor, to hide, to conceal, to review, to omit: meanwhile those teachings are crystallized in the soul, being my moral's foundation.


Rembrandt Harmenszoon Van Rijn "Bue macellato" 1655
Andai a scuola dalle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, per quasi dieci anni, compreso il doposcuola. Questo implicava, oltre alla sicurezza che dava alla mia famiglia, recarsi a messa una volta alla settimana, cantare e confessarsi. Da un certo momento in poi potei confessarmi.
 L'austero confessionale si trovava in una navata laterale della chiesa, costruita nel 1866 in stile neo romanico dal Beato fondatore. Silenzio e bisbigli, con fasci di luce pomeridiana che entravano lateralmente dal lato dei giardini attraverso le vetrate colorate in cui galleggiava il pulviscolo che odorava di cera d'api utilizzata per lucidare i banchi di legno. Ogni tanto giungevano all'interno i rintocchi della campana, da quel campanile che è il terzo edificio più alto della mia città e che dicono oscilli quando il vento è forte.
Le sorelle ci facevano entrare in chiesa a piccoli gruppi e noi bambine ci inginocchiavamo , incrovamo le manine e chiudevamo gli occhi chinando il capo poichè avremmo di lì a poco confessato i nostri peccati e necessitavamo di concentrazione e meditazione, in atteggiamento di umiltà. Io non sapevo mai cosa dire, non avevo in mente esattamente il significato di "peccato": passavo quindi il tempo a inventare peccati e sforzarmi di considerare un peccato da confessare qualsiasi stupidaggine infantile.
 Ero da piccola un individuo solitario, non dispettoso, amante degli animali, con una certa voracità che però non era mai ostacolata dai miei famigliari, non facevo dispetti, non amavo gli scherzi cattivi, non rubavo una matita colorata alla compagna di banco nè una bambola se giocavo con qualcun altra: si inizia così ad inventare frottole e trovarle la cosa più naturale, piccole innocue bugie per cavarsela, per non fare scena muta davanti al confessore. Io una volta ci provai a dirgli la verità, gli dissi che non avevo peccato: mi fu risposto che ciò era impossibile, almeno perchè tutti nasciamo con la macchia del peccato originale. Poi mi chiese se soffrissi mai per le pene che si addossò Gesù Cristo e quando risposi con sincerità mi venne detto che non ero una buona cristiana e che era un peccato ben più grave, poichè Dio aveva sacrificato suo figlio anche per la mia salvezza. Ma da cosa o chi dovevo essere salvata?

I grew up by the Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio Our Suffrage Lady's Minimum Nuns,  for almost ten year, also attending the post school. This meant, a part for the sense of protection that was given to my family, that you had to go to mass once a week, sing in the church choir and to confess. After I was 7 years old I was admitted to the holy confession.
The severe confessional was placed in a lateral church aisle, that was built in 1866 in neo Romanesque style by the Blessed Founding father. Silence and whispers, with afternoon's light beams penetrating by the sided gardens through the coluored stained glass windows where the dust had bees wax smelling . This product was used to wax the wooden pews. Sometimes the tolls hitted the church's interior, coming from that bell tower that is known to be the third highest building of my native town. They also use to say that it swings when the wind is very powerful.
The nuns let us enter the church in small groups and we, female children, had to kneel down, keeping our fingers crossed and our eyes  closed, bowing our heads because, in a few minutes, we were supposed to confess our sins so we were in need of concentration and meditation time, with a humbleness attitude. I did not knew what to say, I did not understood what exactly the meaning of "sin" was: thus I usually spent my time making it all up, forcing myself to consider as a sin every childish trifle.
I was a lonely child, I wasn't a naughty girl, I've always loved animals, I was a voracious one not obstucted by my parents, I didn't play tricks to anyone, I didn't like bad jokes, I've never stealed a coluored pencil to my classmate, neithwer a doll when I was playing with a playmate: so I've started to fib and think this was the most natural thing to do to survive, little innocent lies to be rescued, not to be silent in front of the confessor. Once I tried to tell him the truth, I tried to tell him I had no sins to confess: the priest answered  me that this was impossible, because we are all born in the original sin, at least! Then he asked me if I ever suffered the sorrows that our Lord Jesus had suffered for us: I told him the truth and so he told me that I wasn't a good Christian and that I was even a worst sinner, because God had sacrified his son also for my salvation. But from what or who I was supposed to be saved from?

non parlo - I don't speak

Quando, dopo minuti in ginocchio, arrivava il mio turno, mi alzavo brevemente e tornavo ad inginocchiarmi a lato del confessionale. La grata era di ottone bucherellato ed i buchi erano disposti a forma di croce. Al di là c'era un uomo di una certa età, con voce monotona, che però io non potevo vedere: ascoltavo la sua voce dal tono virile, sentivo il suo respiro pesante, annusavo il suo odore, capivo dallo scricchiolio del legno quando si spostava, ma non potevo vederlo. Lui invece poteva vedermi, tanto che ogni volta che giravo il capo distratta da un rumore nella navata mi redarguiva e mi diceva di chinare di nuovo il capo in atto di sottomissione a Dio. Se proprio non era soddisfatto delle stupidaggini che mi ero inventata apposta per lui mi suggeriva peccati: "Hai mancato di rispetto alla mamma?", "Volevi il portapenne della tua compagna di classe?", "Ti sei distratta durante l'ultima messa?", e così via, finchè qualcosa non veniva fuori e, che io ricordi, non mi sono mai alzata dalla confessione senza dover fare ammenda e penitenza, senza dover dire delle preghiere affinchè Dio non mi assolvesse dai miei peccati da bambina.

When, after several minutes on my knees, my turn came, I stood up for a while and then I kneeled again by the confessional. The grid was brass made, drilled, and the holes were cross arranged. Beyond the openings seated an aged man,  whom I wasn't able to see, with a dull voice: I listened to his masculine timbre, I was capable to feel his heavy breath, to smell his scent, I perceived his moves by the creak of the wooden seat, but I couldn't look at him. Instead, he was perfectly in the position to keep an eye on me, so much that every time I was turning my head distracted by a sound in the aisle, he reproached me and prescribed me to bow my head again as an act of submission to God. If he was not satiated by the poppycocks I was inventing for his satisfaction, he was the first to suggest a few sins: "Did you show disrespect towards your mother?", "Did you desire your classmate pencil case?", "Did you divert your attention during the last mass?", and so on, until something came out and, as far as I can remember, I had never stood up without making amend and doing penances, without praying for  God to absolve me from my terrible childish sins.


Francis Bacon "Head - Studio dal ritratto di Innocenzo X di Velàzquez, 1605" 1953
 
Mi chiedo tuttora cosa mi resti di quell'allenamento agonistico alla colpevolezza, mi chiedo tuttora perchè quel Dio ambisca a fare il giudice di gara, il castigamatti, e ho creduto a lungo che la chiesa cattolica avesse l'esclusiva di Dio. Ma nel mio animo alcuni automatismi si sono incastonati per sempre.
Ho sempre dei brividi quando ricordo le parole del rituale dell'eucaristia, passione e morte: mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Un giorno in gran segreto provai a masticare l'ostia, temendo che avrei sentito il sapore del sangue nella mia bocca: avevo nove anni. E quando iniziai a crescere osservavo con attenzione morbosa il corpo sul crocefisso: lo scavo delle clavicole, le gocce di sangue su un viso ceruleo, quei piedi lunghi e bianchi fermati da un solo chiodo, la cresta iliaca dei lombi coperti da un panno che tende a scivolare giù, gli occhi socchiusi nel dolore dell'agonia. Quello stesso corpo magro accasciato senza vita tra le braccia di una donna dalle guance rosee e tornite, avvolta in morbidi panni e circondata da un mantello caldo: lo Stabat Mater che era posto in una nicchia della chiesa.

Nowadays I often ask to myself wat remains of that agonistic training to guilt, now I ask myself what kind of God aspires to be the sport judge, the martinet, and I've supposed for a long time  that the Catholic Church had the sole agency for God. But in my soul some automatism are setted forever.
I've always got chills when I recall the Eucharistic ritual words, passion and death: to eat his flesh and drink his blood. One day in secret I dared to chew the holy host, being afraid of tasting the blood flavour in my mouth: I was 9 years old. And when I grew up I began to examine morbidly that corpse on the crucifix: the collar bones hollow, the blood drops on that cerulean face, those white long feet hold by a single iron nail, the iliac crest of the hips covered by a linen that approached to slide down, the eyes half-closed in the sorrow of agony. The same slim body  dejected  lifeless hugged by a woman with rosy and rounded cheeks, wrapped in soft clothes and surrounded by a warm cloak: the Stabat Mater that was placed in a church's niche.



Collage e assemblage, ritaglio di giornale, cristalli di plastica viola, tulle in stoffa viola, scimmietta in ceramica, in cornice Ikea® cm. 16x16x3,  2011
Collage and assemblage, magazine scrap, violet plastic crystals, violet tulle cloth, pottery little monkey, in Ikea® frame 16x16x3 cm.,  2011