Paperino Surfista

martedì 24 maggio 2011

The Colony, 1

THE COLONY, 1

Meeting the other artist and find a suitable place to work. Me, Sasa and Leni found a nice place facing the fields.

I poured the sand on this canvas by Aleksandar Pedovic (Serbia)

Me and Sasa Noel ( CH ) are going to make an art work together during those days

Gorana Tezak ( Croazia) looking at her canvas with inspiration

My toy little horse on the canvas of Etko Tutta ( Slovenia)

cheers at the inauguration on the firt evening!

sabato 21 maggio 2011

The Colony, Varese

THE COLONY

Varese

23 - 28 maggio 2011


Artisti selezionati:
 Luis Abreux (C - Cuba), Sherie Ahmadi (IR - Iran), Sergej Andreevski (MK - Macedonia), Simone Ari (D - Germania), Nuria Armengol (MA - Marocco), Huguette Blezes Vincente (F - Martinique - Caraibic Islands), Enrica Borla (I - Italia), Klemen Brun (SLO - Slovenia), Jaksa Calasan (MNE - Montenegro), Laurence Courto (F - Francia), fujikostudio (I - Italia), Sergej Glinkov (UA - Ucraina), Leni Kae (AUS - Australia), Yordanka Karalamova (BG - Bulgaria), Ryuhei Matsuo (J - Giappone), Veselinka McLarnon (UK - Gran Bretagna), Sasa Noël (CH - Svizzera), Mustafa Orkun Müftüoğlu (TR - Turchia), Aleksandar Pedović (SRB - Serbia), GUIKNI - Guillermina Rivera Hernandez (MEX - Messico), Katarzyna Rzontkowska (PL - Polonia), Serena Stevens (UK - Gran Bretagna), Ilona Szalay (RL - Libano), Gorana Težak (HR - Croazia), Etko Tutta (SLO - Slovenia), Aurelia Waßer (D - Germania)

Atahotel VARESE con il patrocinio del Comune di Varese e dell’Agenzia del Turismo di Varese, la sponsorizzazione di Lindt & Sprüngli, del Ristorante Derby e della LEDWAY, ha il piacere di ospitare presso i propri spazi espositivi “La Colonia Internazionale degli Artisti”, a cura di Adelinda Allegretti, giornalista e storico dell’arte.
Dal 23 al 29 maggio Atahotel VARESE presenterà una stimolante iniziativa nonché occasione di incontro con giovani artisti provenienti da tutta Europa, che sarà possibile osservare direttamente all’opera, mentre daranno vita al loro estro e fantasia su tele vergini di diverso formato.
Per gli Ospiti spettatori, non solo sarà possibile seguire da vicino le singole fasi della nascita di un’opera artistica dal primo abbozzo ai ritocchi finali, ma anche interagire con gli artisti stessi che lavoreranno a stretto contatto gli uni con gli altri e potranno realizzare opere congiunte.
Nell’ambito della manifestazione Atahotel VARESE, in collaborazione con il Ponte del Sorriso Onlus organizzerà una cena di beneficenza che si svolgerà giovedì 26 maggio e il cui ricavato verrà destinato alla realizzazione del nuovo Ospedale Materno Infantile di Varese. Nel corso della serata Atahotel VARESE consegnerà al Ponte del Sorriso Onlus alcune delle opere gentilmente cedute dagli artisti che partecipano alla Colonia Internazionale che sarà possibile acquistare destinando anche questi proventi al progetto ospedaliero.

giovedì 12 maggio 2011

Elvis provvisorio








Elvis provvisorio





Nel 1964, l’anno della British invasion, i Beatles giunsero negli USA insieme con le minigonne di Mary Quant e i tagli di capelli di Vidal Sassoon. I Beatles chiesero udienza a Colui che giudicavano un patriarca, un iniziato che pertanto ebbe culto. Grana della voce densa che suona vicina e pur spettrale, di tono bruno mirabilmente persuasivo, Elvis non aveva inventato il rock’n’roll e non era il più bravo. Tuttavia, non di Howlin’ Wolf, non di Chuck Berry agognavano la presenza corporea i quattro giovani che si sapevano anch’essi predestinati, ma di Elvis soltanto perché aveva il carisma dell’idolo, era stato il prescelto, dall’industria che lo aveva divulgato ma altrettanto dal popolo che lo aveva prediletto. Elvis doveva sapere.
Elvis acconsentì, probabilmente godette una gratificazione narcisistica sebbene fosse divenuto maniaco-depressivo, fenomeno certo patologico ma non riducibile a mero interesse clinico. Si trovava infatti implicato in un dilemma che non poteva dirimere: l’idolatria di cui era fatto oggetto non poteva non essere morbosa, financo blasfema se lui, l’idolo, non sapeva perché quell’immane entusiasmo, donde provenisse e a quale fine fosse diretto insieme alla propria esistenza. Già dipendente dall’anfetamina e dagli uppers, perché da un po’ di tempo anche nelle accensioni momentanee di glamour dentro una scenografia, dove dapprima sempre la sua esistenza di idolo era apparsa giustificata, s’era insinuata la paurosa incertezza sulla natura della realtà che lo straniava da sé quando sulla scena non c’era lui. George Harrison riferì che trovarono Elvis in un salone della villa di Graceland, abbandonato su un divano, in accappatoio, con in braccio un basso collegato all’amplificatore mentre guardava la televisione, le palpebre pesanti, forse per l’insonnia, gli incubi e il sonnambulismo di cui soffriva a causa della dipendenza dalle anfetamine, o a causa di dubbi rivelatori di circostanze insostenibili, non disse quasi nulla; sul tavolino presso il divano una Coca-Cola maxi aperta, una bottiglia di bourbon, riviste di culturismo, una pistola con la quale, seppero poi, capitava sparasse all’apparecchio televisivo.
Elvis, scrive Scott Walker, nei momenti di solitudine e disperazione si sarebbe rivolto a suo fratello gemello nato morto Jesse Garon Presley:

Nose holes
caked
in black
cocaine

Jesse
are you
listening?

It casts
its ruins
in shadows

under
Memphis
Moonlight

Jesse
are you
listening?

Six feet
of
foetus

flung at
sparrows
in the
sky

Put yourself
in my
shoes

courtesy of Fabrizio Alloero